Galleria all’aperto di animali preistorici: un omaggio al Mare Padano e al Villafranchiano per imparare la storia di milioni di anni fa, passeggiando nel cuore del paese, e non dimenticarla più.
Balena, piazza Sabbioni.
Il mammifero, tra gli abitanti più abituali del Mare Padano, nuotava maestoso in acque calde e cristalline che oggi diremmo sub-tropicali. Incrociava le sue rotte con quelle di altri grandi giganti, come i temibili squali, capodogli e delfini.
Cipresso calvo, strada delle Verne.
Il cipresso calvo è un portento della storia e della natura!
L’albero che vediamo oggi esisteva già nel Villafranchiano (3,3 – 2,6 milioni di anni fa) insieme a ontani, salici, liquidambar. Anche querce, carpini, faggi convivevano sulle coste del mare pliocenico con magnolie, alberi dei tulipani e bambù. Le piante di kiwi fruttificavano, con rami rampicanti, in un ambiente dove presumibilmente cresceva la vite.
Conchiglia, piazza del Cantinone (via Tamietti).
Quanta bellezza nelle conchiglie che le gialle sabbie astiane ci hanno restituito! Tonde, piatte, affusolate sono state la “casa” dei molluschi vissuti nel Mare Padano tre milioni e mezzo di anni fa: piccoli o grandi, isolati o raggruppati fino a formare sorprendenti giacimenti fossiliferi, questi antichi gusci ci stupiscono e ci meravigliano.
Delfino, piazza Marconi.
Predatore vorace in velocità (calamari, totani e pesci costituivano il suo menù preferito), solitamente nelle acque cristalline si muoveva in gruppo, ma anche no, e dunque non si può affermare in modo assoluto se, nel portare in giro la sua mole lunga oltre 3 metri e mezzo, si considerasse gregario o solitario.
Mastodonte, via Daffara.
L’animale preistorico si procurava il cibo con le lunghe zanne (potevano arrivare fino ai 3 metri) alla ricerca delle parti tenere dei vegetali, come le radici delle piante o gli arbusti, e di frutti: era ghiotto di kiwi!
Mastodonte, piazza delle Pollaie.
Quando le acque del Mare Padano cominciarono a ritirarsi lasciando spazio a terre lussureggianti, foreste e ambienti paludosi in un clima temperato caldo umido, comparve lui. Di grandi dimensioni, simile all’elefante indiano, aveva zanne molto allungate e enormi denti: bastavano quattro molari per tutta la bocca!
Macaca, Parco delle Verne
La macaca se ne sta appesa tra gli alberi e si guarda intorno. Si gode il vento tra i rami e intanto perlustra la zona, con sguardo tridimensionale, alla ricerca di insetti da mangiare. Come nel Villafranchiano, anche adesso vive tra le piante. Ama i bambini, i loro schiamazzi le ricordano i suoi, quelli di un tempo lontano, milioni di anni fa.
Pesce, portici del Municipio, via Roma 50.
Nell’acqua piena di vita che era il Mare Padano, i pesci erano straordinarie chiazze di colori in movimento. Ma poco o nulla è rimasto della loro presenza: solo scarsi elementi singoli fossilizzati che non restituiscono la completezza della forma. Racchiusi nei sedimenti marini, i resti dei pesci dell’antico mare difficilmente si sono conservati riuscendo ad arrivare fino a noi.
Rinoceronte, parco del Valentino.
Come immaginarlo? Il rinoceronte preistorico, tra le presenze che hanno maggiormente caratterizzato le specie animali del Villafranchiano, se paragonato all’esemplare contemporaneo assomigliava a quello nero africano.
Tartaruga d’acqua, via Roma.
La sua abitudine era stare a lungo sott’acqua e tendere agguati a pesci, insetti, piccoli crostacei. La tartaruga palustre viveva così, aveva la testa lunga, il naso sporgente e un carapace morbido, il che ha reso difficile la conservazione dei suoi resti dopo la morte. Per questo la scoperta del fossile di testuggine dalle abitudini acquatiche, nell’ex cava Rdb, è un fatto eccezionale.
Tigre dai denti a sciabola, via Roma 2.
Il carnivoro aveva zampe lunghe e questo non è casuale: era “specializzato” nel cacciare grandi prede e le zampe gli consentivano alti balzi per aggredirle. Aveva denti canini particolarmente sviluppati, a forma di falce e leggermente seghettati, che usava come lame per recidere la giugulare di esemplari possenti come il mastodonte, il bisonte e l’elefante: ecco perché si chiama tigre dai denti a sciabola.
Ritrovamenti paleontologici: esemplari interi o parziali di mastodonte sono stati ritrovati, nel tempo, in varie parti del territorio di Villafranca, compresa l’ex cava Rdb dove sono stati rivenuti anche resti di macaca, tigre dai denti a sciabola e macaca. Da Villafranca prende nome l’età Villafranchiana (da 3,3 a 2,6 milioni di anni fa), conosciuta dagli studiosi di tutto il mondo.