Poi a un certo punto pensa: “Adesso mi faccio scoprire”, attende la veemenza di un temporale che sgretola la terra e, a quel punto, manda avanti i primi pezzi di sé: un pugno di denti. Seguirà un quasi completo scheletro di delfino, ossa intatte rare e preziose di 3 milioni e mezzo di anni fa. “Un giorno qualcuno mi dipingerà”. E allora si dispone a tornare esemplare: prende su di sé tutti i colori, quelli dell’antico mare e delle colline che gli stanno intorno: il rosso dei coralli, l’azzurro delle onde, il verde dei boschi, il giallo delle sabbie astiane. E moltiplica la propria forma, lasciando trasparire lo scheletro possente. Così i delfini riprendono vita e cominciano ad andare e venire tra un’arcata e l’altra del muro, sospinti dal vento tra gli alberi e dal ricordo del Mare Padano. Così saranno per noi, per sempre.
Il delfino di Camerano è stato scoperto da un contadino l’8 maggio del 1891 in località Riero. Oggi il luogo del ritrovamento è raggiungibile da un sentiero tra i boschi e segnalato da un cartello. Le pareti di sabbie astiane conservano conchiglie.
Lo scheletro di delfino (Hemisyntrachelus cortesii) è conservato dal 2019 al Museo Paleontologico di Asti ex esposto nel suggestivo spazio dell’ex chiesa del Gesù. La completezza dello scheletro ne fa un pezzo unico al mondo, studiato dai massimi esperti di paleontologia.